ETIMOLOGIA
PUMO
deriva dal latino pomum, che significa "frutto"
Il termine "pumo" deriva dal latino pomum, che significa mela o frutto.
Il legame originario è con Pomona, l'antica divinità romana dei frutti, degli ulivi e delle viti.
Regalare un pumo significava augurare alla famiglia una terra fertile, raccolti generosi, benessere economico e abbondanza
Pomona
Nel dialetto salentino, "pumo" indica proprio il bocciolo del fiore di acanto pronto a sbocciare, mantenendo un forte legame semantico con il concetto di frutto e di vita che si rinnova.
Questa immagine simboleggia la potenza della natura: la vita racchiusa che è pronta a fiorire, a crescere e a generare nuova bellezza.
Per questo è il regalo perfetto per le giovani coppie o per chi inizia un nuovo percorso.
La storia
Il motivo decorativo del bocciolo di acanto affonda le radici nell'arte e nell'architettura greco-romana.
Tuttavia, è nel periodo barocco (XVII-XVIII secolo) che il pumo si afferma come elemento fisso dell'architettura civile e religiosa pugliese, specialmente nel Salento
In passato, il pumo non era solo un amuleto, ma un vero e proprio simbolo di prestigio.
Le famiglie nobili e facoltose facevano realizzare pumi personalizzati per i propri palazzi.
Più il pumo era ricco di dettagli, ricco di foglie d'acanto (simbolo di immortalità e trionfo) e decorato, maggiore era la ricchezza e il potere della famiglia che risiedeva in quella casa.
SIMBOLOGIA

La simbologia del pumo pugliese è un intreccio affascinante di miti pagani, tradizioni contadine e credenze popolari.
Il significato primario è legato alla prosperità e alla fecondità, a cui è strettamente connesso il tema dei nuovi inizi e della rinascita.

La protezione
Il pumo ha una forte funzione protettiva.
Veniva posizionato sui pilastri dei balconi, agli angoli dei tetti o ai lati degli ingressi come una sentinella.
La credenza popolare gli attribuiva il potere di allontanare il malocchio, la sfortuna e le invidie dei passanti, proteggendo gli abitanti della casa all'interno delle mura domestiche.

COM'È COMPOSTO?
Trascina e rilascia in basso o in alto l'immagine sulla sinistra per scoprire com'è composto il Pumo
Tutti i materiali
Il materiale originale
Il processo inizia al tornio, dove il vasaio modella manualmente un blocco di argilla. Da sottili lastre di argilla stese a mano, l'artigiano intaglia le foglie d'acanto, incollandole al bocciolo con la barbotina, un fango liquido naturale. Dopo una lenta essiccazione all'aria, il manufatto affronta una prima cottura in forno a circa 980°C, trasformandosi in un resistente "biscotto" color mattone.
Il procedimento della sottrazione
Gli scultori salentini partono da un blocco unico di roccia calcarea, utilizzando scalpelli, gradine e mazzuoli, l'artigiano sgrossa la pietra e scava i dettagli direttamente nel monolite, facendo emergere la tridimensionalità del bocciolo e delle sue foglie. Dopo la levigatura con le raspe, viene esposto all'aria, per farlo indurire. Questo gli dona quella colorazione dorata, perfetta per resistere all'esterno.
L'evoluzione decorativa
Una volta cotto nei forni, il pumo viene immerso in un bagno di smalto bianco opaco, una volta asciutto può essere decorato a pennello con ossidi colorati. Una seconda cottura a 920°C fonde e vetrifica lo smalto, donando al pumo la finitura lucida, impermeabile e dai colori brillanti.
La vetrificazione
Per realizzare un pumo in porcellana, materiale nobile e parzialmente trasparente, la tecnica del tornio lascia il posto al colaggio. Un impasto liquido a base di caolino viene versato in stampi di gesso che ne assorbono l'umidità; una volta estratto e rifinito, il pumo viene cotto a temperature estreme, fino a 1400°C, raggiungendo una vetrificazione totale che lo rende candido, leggero e spiccatamente moderno.
Le tipologie




















La mappa
Il centro produttivo principale, fin da allora e ancora oggi, è Grottaglie (in provincia di Taranto), riconosciuta come capitale della ceramica pugliese con marchio D.O.C. artigianale, affiancata da Cutrofiano e Lecce.
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